Venezia 82, Massimiliano Gallo debutta alla regia con
La Salita: «Un film che parla di rinascita»

Ph © Michele Illuzzi
Ci sono debutti che sembrano arrivare all'improvviso e altri che, osservando il percorso di un artista, appaiono come la naturale conseguenza di una carriera costruita con pazienza, talento e curiosità. Quello di Massimiliano Gallo dietro la macchina da presa appartiene decisamente alla seconda categoria. L'attore napoletano, tra i volti più amati del cinema e della televisione italiana, approda alla 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con La Salita, il suo primo lungometraggio da regista, presentato alle Giornate degli Autori, nella prestigiosa sezione Notti Veneziane.
L'arrivo al Lido è quello delle grandi occasioni. Il sole del tardo pomeriggio illumina il tappeto rosso mentre fotografi e operatori si accalcano dietro le transenne. Quando Gallo compare davanti al Palazzo del Cinema, l'atmosfera cambia. Sorride, si concede ai flash con la naturalezza di chi quel red carpet lo conosce bene, ma stavolta nello sguardo si legge qualcosa di diverso: non c'è soltanto l'emozione dell'attore che presenta un nuovo lavoro, bensì quella del regista che affida al pubblico il suo primo racconto cinematografico.
Accanto a lui sfilano il cast e la troupe, protagonisti di un progetto nato lontano dai riflettori e cresciuto con l'ambizione di raccontare emozioni autentiche. Sul red carpet si percepisce il clima di una squadra che ha condiviso un percorso creativo intenso. Tra sorrisi, abbracci e fotografie di gruppo, il pubblico delle Giornate degli Autori accoglie il film con una curiosità palpabile, confermando ancora una volta il ruolo della sezione come spazio privilegiato per il cinema italiano più personale e coraggioso.
La Salita è un titolo che racchiude già il senso del viaggio. Un percorso umano prima ancora che narrativo, fatto di cadute, ripartenze e riconciliazioni. Gallo sceglie di mettere al centro personaggi imperfetti, segnati dalle proprie fragilità, evitando facili eroismi e affidandosi invece alla forza delle relazioni. È un cinema che osserva, ascolta e lascia respirare i silenzi, senza rincorrere effetti spettacolari. La regia si muove con discrezione, accompagnando lo spettatore dentro un racconto che parla di famiglia, identità e seconde possibilità.
Durante l'incontro con la stampa, il regista racconta come il desiderio di dirigere un film sia nato molti anni fa, alimentato dall'esperienza maturata sui set con alcuni dei più importanti autori italiani. «Ogni regista con cui ho lavorato mi ha lasciato qualcosa», confida, spiegando di aver voluto costruire un'opera sincera, capace di emozionare senza artifici. Un cinema che mette al primo posto gli attori, i loro sguardi e la verità delle interpretazioni.
Ed è proprio questo uno degli elementi che emergono con maggiore forza dalla proiezione veneziana. La Salita evita i toni enfatici e sceglie una narrazione essenziale, in cui ogni dialogo trova il proprio peso e ogni inquadratura sembra costruita per accompagnare lo stato d'animo dei protagonisti. La fotografia, dai toni morbidi e avvolgenti, contribuisce a creare un'atmosfera sospesa tra memoria e presente, mentre il ritmo della narrazione privilegia la profondità emotiva rispetto alla ricerca del colpo di scena.
Alla fine della proiezione, la sala risponde con un lungo applauso. Non è l'entusiasmo rumoroso delle grandi anteprime internazionali, ma quello più raccolto e significativo che spesso accompagna i film destinati a lasciare una traccia nel pubblico. Critici e addetti ai lavori si soffermano soprattutto sulla maturità dello sguardo registico di Gallo, sorprendente per equilibrio e sensibilità, e sulla capacità di raccontare l'umanità senza cedere alla retorica.
Per Massimiliano Gallo, La Salita rappresenta molto più di un esordio dietro la macchina da presa. È l'inizio di una nuova stagione artistica, nella quale l'esperienza accumulata in decenni di recitazione si trasforma in linguaggio cinematografico. Venezia diventa così il luogo simbolico di una rinascita professionale, accogliendo un autore che sceglie di mettersi in gioco con umiltà e consapevolezza.
Nel fitto programma della Mostra, dominato da grandi produzioni internazionali e nomi di richiamo, La Salita trova il proprio spazio senza bisogno di effetti speciali. Lo fa affidandosi alla forza delle storie, alla credibilità dei personaggi e a uno sguardo profondamente umano. È il cinema che le Giornate degli Autori continuano a difendere e valorizzare: opere capaci di parlare sottovoce e, proprio per questo, di arrivare dritte al cuore dello spettatore. Se il debutto di un regista si misura dalla capacità di imprimere una visione personale sullo schermo, quello di Massimiliano Gallo lascia il Lido con una promessa concreta: quella di un autore che ha ancora molte storie da raccontare.
Stefania Veneri
Ph © Michele Illuzzi























