Venezia 82, applausi per “The Smashing Machine”: Dwayne Johnson sorprende il Lido
con il film più intenso della sua carriera

Ph © Michele Illuzzi
Il giorno dopo la sua première mondiale, “The Smashing Machine” continua a essere uno dei film più commentati della 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Presentato il 1º settembre in Concorso, il nuovo lungometraggio di Benny Safdie ha trasformato il Lido nel palcoscenico di una delle sorprese più significative dell'edizione 2025, grazie soprattutto alla straordinaria trasformazione di Dwayne Johnson, protagonista di una prova drammatica che segna una svolta nella sua carriera.
Sin dalle prime ore del mattino, l'atmosfera intorno al film era quella delle grandi occasioni. Il tradizionale photocall sulla terrazza dell'Hotel Excelsior ha riunito il regista Benny Safdie e il cast principale davanti ai fotografi di tutto il mondo. Dwayne Johnson è apparso con un look essenziale, lontano dall'immagine da blockbuster che lo ha reso una delle star più popolari del cinema mondiale, lasciando spazio a un atteggiamento più raccolto, in linea con il tono del film.
Al suo fianco hanno posato Emily Blunt, che interpreta la moglie del protagonista, e gli altri membri del cast, accolti dall'attenzione della stampa internazionale. Tra sorrisi, fotografie di gruppo e momenti di complicità con Benny Safdie, il photocall ha raccontato l'intesa di una squadra artistica che ha affrontato un progetto molto diverso dalle tradizionali produzioni hollywoodiane.
"The Smashing Machine" porta sul grande schermo la vera storia di Mark Kerr, leggenda delle arti marziali miste e due volte campione del torneo UFC, la cui carriera è stata segnata da successi straordinari ma anche da una lunga battaglia contro il dolore fisico, la dipendenza dagli antidolorifici e i demoni della vita privata.
Più che un classico biopic sportivo, il film sceglie di raccontare l'uomo dietro l'atleta. Benny Safdie costruisce un ritratto intenso, evitando ogni retorica sul successo per concentrarsi sulle fragilità di un campione incapace di separare la propria identità dalla violenza dello sport che lo ha reso celebre.
È proprio in questa direzione che sorprende Dwayne Johnson. Attraverso un'importante trasformazione fisica e interpretativa, l'attore abbandona completamente il personaggio dell'eroe invincibile che ha caratterizzato gran parte della sua filmografia. Il suo Mark Kerr è vulnerabile, tormentato, spesso sconfitto prima ancora che sul ring, nella lotta quotidiana contro sé stesso.
Accanto a lui, Emily Blunt offre una prova misurata e intensa nel ruolo della moglie Dawn Staples, figura fondamentale nel percorso umano del protagonista. La chimica tra i due interpreti rappresenta uno degli elementi più riusciti del film, contribuendo a costruire un racconto che mette al centro il peso emotivo delle relazioni oltre alla dimensione sportiva.
Benny Safdie, qui alla sua prima regia da solista dopo il percorso condiviso con il fratello Josh, conferma il suo interesse per personaggi ai margini del sogno americano. Il suo stile realistico, fatto di tensione costante e attenzione ai dettagli psicologici, trova in "The Smashing Machine" un terreno ideale per raccontare una storia di cadute, rinascite e identità.
Dopo il photocall mattutino, l'attenzione del Lido si è spostata davanti al Palazzo del Cinema, dove il red carpet ha richiamato migliaia di appassionati e fotografi. L'arrivo di Dwayne Johnson è stato accolto da un'autentica ovazione. L'attore si è fermato a lungo con i fan, firmando autografi e concedendosi ai fotografi prima di raggiungere il resto della delegazione.
Emily Blunt ha attraversato la passerella con l'eleganza che la contraddistingue, mentre Benny Safdie ha condiviso il tappeto rosso con i suoi interpreti, visibilmente emozionato per la presentazione del film davanti al pubblico veneziano. Le fotografie di gruppo, gli abbracci e la complicità tra il cast hanno raccontato il clima di una produzione costruita su un forte coinvolgimento umano oltre che artistico.
La proiezione serale si è conclusa con lunghi applausi, segnale di un'accoglienza calorosa per un'opera che ha saputo sorprendere critica e pubblico. Molti osservatori hanno sottolineato come "The Smashing Machine" rappresenti una svolta non soltanto per Dwayne Johnson, ma anche per il cinema sportivo contemporaneo, scegliendo la dimensione psicologica al posto della spettacolarizzazione dell'impresa atletica.
A ventiquattro ore dalla première veneziana, il film continua a essere al centro delle conversazioni sul Lido. Merito di una regia rigorosa, di una narrazione che evita facili eroismi e soprattutto di un cast capace di dare autenticità a una storia profondamente umana.
Alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, “The Smashing Machine” ha dimostrato come dietro il mito di un campione possa nascondersi un uomo fragile, e come dietro l'immagine di una superstar hollywoodiana possa emergere un interprete disposto a mettersi completamente in gioco. Una scommessa vinta, che potrebbe segnare un nuovo capitolo nella carriera di Dwayne Johnson e uno dei momenti più significativi di questa edizione del festival.
Stefania Veneri
Ph © Michele Illuzzi























